Associazione Culturale Pier Paolo Pasolini Cervaro

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Anvedi Che Santo,Vestito d'Amianto
Valutazione utente: / 3
Scritto da Matteo Canale Parola   
lunedì 21 giugno 2010

La notizia del ritiro non ci ha colti di sorpresa.Si sa come vanno queste cose.Voci che si rincorrono fino a darsi vicendevolmente forza o si contraddicono a oltranza.Voci che,comunque vada,hanno il potere intrinseco di farti vacillare.Specchietti per le allodole o segnali premonitori.Mirini puntati,in ogni caso,sul bersaglio grosso.
Così,l'ufficialità del ritiro ci ha trovato "preparati",ma fino a un certo punto.Dubitavamo,in cuor nostro,ed in tutta onestà,che di effettivo ritiro potesse trattarsi.Un progetto così ambizioso,così innovativo,così imponente.Con il suo bel giro di milioni per recuperare i costi d'investimento ed il suo spettro di affascinanti prospettive affaristiche,come dire,alternative,perlomeno in potenza.Siamo in Italia.Sembrava troppo bello per essere vero.E invece,a quanto pare,l'Immobiliare srl,ormai tristemente famosa dalle nostre parti,dovrà cercarsi un altra zona ove poter edificare il suo impianto per l'inertizzazione dell'amianto.A noi non resta che gridare vittoria.


Ultimo aggiornamento ( lunedì 21 giugno 2010 )
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Ezio Tarantelli. La forza delle idee
Valutazione utente: / 2
Scritto da Andrea Meccia   
martedì 01 giugno 2010
 
Associazione Pier Paolo Pasolini - Cervaro

 presenta

 Ezio Tarantelli. La forza delle idee

regia di Monica Repetto

 Interverranno

Luca Tarantelli
Monica Repetto


4 giugno 2010
Ore 18.00
Auditorium Bellini, Via Prato Piternis - Cervaro (Fr)
Info
349.0987189 - 349.8389359

Il documentario è stato realizzato dalla Fondazione Tarantelli a 25 anni dall'omicidio dell'economista da parte delle Brigate Rosse.
Era il 1985, e l'Italia non era ancora del tutto uscita dagli anni di piombo. Le BR continuavano a colpire. Dopo l'omicidio del sindacalista Guido Rossa e la gambizzazione di Gino Giugni (il padre dello Statuto dei lavoratori), i bersagli erano diventati esponenti del mondo economico-sindacale. Il 27 marzo del 1985 a Roma, nel cortile della Facoltà di Economia e Commercio de La Sapienza, la vita del giovane Professore Ezio Tarantelli, "economista geniale" come lo ha definito il Presidente Napolitano lo scorso 9 maggio, fu spezzata. Suo figlio Luca aveva tredici anni allora e oggi ha deciso di andare alla ricerca della memoria umana e intellettuale di suo padre, intervistando gli amici, i colleghi, i testimoni della vita di Ezio, insieme con la madre, Carole Beebe Tarantelli.
Il documentario si snoda fra immagini pubbliche e private di Ezio. I filmini casalinghi in Super8 del piccolo Luca con amici e parenti, i ricordi degli anni americani di Boston e del Massachusetts dove Ezio seguiva le lezioni di Franco Modigliani,  le foto del matrimonio sessantottesco con Carole, si alternano alle immagini dei tavoli sindacali, delle grande manifestazioni contro il taglio alla scala mobile del 24 marzo 1984. Quando Ezio fu ucciso, aveva da pochi minuti terminato la sua lezione all’università e si stava recando al comitato per il «No» al referendum sull’abrogazione della scala mobile.

Dott. Andrea Meccia, Ufficio Stampa Ass. Cul. Pier Paolo Pasolini Cervaro
349.8389359 - 349.0987189 - Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

Ultimo aggiornamento ( martedì 01 giugno 2010 )
 
Un festival dell'impegno, una voce di libertà
Valutazione utente: / 0
Scritto da Andrea Meccia   
venerdì 28 maggio 2010

L'articolo è stato pubblicato su www.articolo21.org

I Quartieri Spagnoli di Napoli, Casalnuovo, Ottaviano, San Cipriano d’Aversa, Sessa Aurunca, Castel Volturno. Un elenco di luoghi di cui i media ci restituiscono solo un'immagine dolente, temibile e insanguinata. Realtà in cui i taccuini dei giornalisti e le telecamere delle tv giungono quando i morti superano il livello di tollerabilità del silenzio. Luoghi simbolo della sconfitta quotidiana dello Stato e della convivenza democratica, ma da cui oggi provengono messaggi carichi di concreta speranza. È qui che batte il cuore sano ed energico di una società civile che sa essere segno di rottura, che manda robusti segnali di contraddizione innanzitutto a se stessa e che denuncia il potere della camorra. Questi territori sono in questi giorni (24-30 maggio) il teatro del Terzo Festival dell'Impegno Civile - Terre di Don Peppe Diana. Già Don Peppino, il prete "donnaiolo" della parrocchia San Nicola di Casal di Principe, che nel 1991, tre anni prima di essere ucciso da un commando camorrista il 19 marzo del 1994 (il giorno del suo onomastico), aveva scritto che la camorra era «una forma di terrorismo che incute paura e impone le sue leggi» nel documento Per amore del mio popolo non tacerò. Il Festival, organizzato da Libera Caserta e dal Comitato Don Peppe Diana sotto la direzione artistica di Pietro Nardiello, ha un ricco e articolato programma e gode della collaborazione di importanti e autorevoli partner. È un Festival che, svolgendosi interamente in terreni e edifici confiscati dallo Stato alla camorra, strappa ai clan i luoghi e i beni simbolo del loro potere economico e criminale. Andare a discutere di legalità nel Castello Mediceo di Ottaviano, il vecchio quartier generale della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo, è atto concreto e simbolico di inestimabile valore. La convinzione che alla forza della camorra e delle organizzazioni criminali di tipo mafioso non ci si possa opporre viene così distorta. La loro invincibilità sviene smitizzata. L'avvenuta riappropriazione e modifica della destinazione d'uso di uno spazio-simbolo del potere criminale è il messaggio che lo Stato con le sue energie e le sue leggi ha gli strumenti per mettere in ginocchio le mafie. Il tabù è rotto e infranto. Il Festival fa luce dove domina l'oscurità e fa sentire una voce di libertà dove domina il silenzio della paura. Il teatro delle sue attività presenti e future sono le Terre di Don Diana, terre immaginarie e concrete in cui il movimento antimafia fa crescere un fiore in ricordo di ogni sua vittima innocente. Avvicinandosi al Festival, si scopre una società civile composita ed eterogenea che di tacere non ne vuol sapere. A tacere colpevolmente è chi su questo popolo sceglie di non puntare riflettori e microfoni.

A. M.

Ultimo aggiornamento ( venerdì 28 maggio 2010 )
 
Paccheri alla camorra nel nome di Don Diana
Valutazione utente: / 1
Scritto da Andrea Meccia   
domenica 23 maggio 2010
Mercoledì 19 maggio presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati è stata presentata la terza edizione del Festival dell'impegno civile - Terre di Don Peppe Diana, promosso da Libera Caserta e Comitato Don Peppe Diana. La kermesse, in programma dal 24 al 30 maggio, si svolgerà interamente in territori confiscati alla camorra nei comuni di Napoli, Casalnuovo, Ottaviano, San Cipriano d’Aversa, Sessa Aurunca, Castel Volturno. A sposare il Festival quest'anno sono l'Ente Nazionale Parco Vesuvio, l'Archivio Storico della Canzone Napoletana, Radio Tre Rai, la Fondazione Premio Napoli, la Fondazione Mimmo Beneventano e il Coordinamento Libero Grassi. A presiedere la conferenza stampa c'erano Beppe Giulietti, onorevole e portavoce di Articolo 21; Fabio Granata, vicepresidente Commissione Antimafia; Pietro Nardiello, direttore artistico del Festival; Valerio Taglione, coordinatore Libera Caserta; Isaia Sales, storico della criminalità organizzata; Marcello Ravveduto, comitato scientifico del Festival dell'Impegno Civile.

Anche i terreni dalla crosta apparentemente inscalfibile e arida sono in grado di dare i loro succosi frutti se i semi piantati vengono curati con attenzione e se la terra offre loro un cuore ricco e fertile dove poter crescere e germogliare. Questo sta accadendo al Festival dell'impegno civile - Terre di Don Peppe Diana, che di semi ne ha piantati nel nome del sacerdote ucciso il giorno del suo onomastico, il 19 marzo del 1994 a Casal di Principe.
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Il grande luogo - trailer
Valutazione utente: / 1
Scritto da Walter Bianchi   
sabato 22 maggio 2010

Il grande luogo........il viaggio e la fuga.......i libri e la vita.....il lavoro e la schiavitù.........l'irreale e il reale.......l'innocenza e la violenza.......il paese e la metropoli... DEDICATO A TOMMY GOAL GIRATO NELLA PROVINCIA PIU' DISASTRATA E DEPRESSA D'ITALIA FROSINONE

 

MUSIC:

fink - sieh mich nicht an

 

 
Una piacevole agonia
Valutazione utente: / 0
Scritto da Andrea Meccia   
martedì 18 maggio 2010

Buenos Aires, Avenida Corrientes Agosto 2009

El humo del cigarillo hizo amarga mi boca y ácida mi saliva. Pareció nublar mi mirada, pero quería que nunca terminara...
A.M.

Si dice che partire sia sempre un po’ morire. L’ultima notte che ho passato a Buenos Aires, la morte me la sono sentita dentro. Si dice anche che nell’agonia tutto il film della vita ti passi nella mente e davanti agli occhi. Nella lenta agonia della mia permanenza in Argentina, il film dei tre mesi vissuti nella città porteña si materializzò più volte.

L’ultima sera andammo a mangiare in Avenida Corrientes, nel ristorante Los Inmortales. Alessandra era indecisa nel come salutare la città. Le opzioni erano tre: porzione di pizza che traboccasse mozzarella da Guerrin, pizzeria genovese aperta nel 1932; un bel bife de lomo o un piatto di gnocchi con il sugo alla bolognese. La scelta era ardua, perché i sapori porteñi ci avevano conquistato. Ci siamo fatti due conti e abbiamo optato per gli gnocchi. A me la pizza non andava e da Guerrin è bello mangiare veloce e in piedi, rincorrere la mozzarella che ti scappa allungando il collo, scolarti una birra e poi passeggiare. La carne l’avevamo mangiata per l’ennesima volta, ottima e abbondante, da Zio Dario, il fratello di nonno Settimio. Gli gnocchi li avevamo già provati, erano ottimi. D’altronde con carne di quella qualità, un sugo alla bolognese non poteva che essere notevole. Ernesto mi chiese se il sugo alla bolognese sia il ragù e per rispondergli mi toccò scomodare Eduardo che avrebbe detto: «Ernè, il cuoco de Los Inmortales fa 'a carne c' ' a pummarola». Eduardo avrebbe avuto ragione, ma quel sugo era delizioso. Il posto ha il sapore di essere fermo nel tempo ed è un piacere mangiare circondato dalle immagini degli eroi immortali argentini. Questo è un Paese di leggende e Buenos Aires assume spesso un’aria fantasmagorica nella quale sembrano danzare i suoi miti.

Ultimo aggiornamento ( martedì 18 maggio 2010 )
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