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Scritto da Walter Bianchi
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lunedì 21 dicembre 2009 |
«Tanti auguri ai fabbricanti di regali pagani! Tanti auguri ai carismatici industriali che producono strenne tutte uguali!
Tanti auguri a chi morirà di rabbia negli ingorghi del traffico e magari cristianamente insulterà o accoltellerà chi abbia osato sorpassarlo o abbia osato dare una botta sul didietro della sua santa Seicento!
Tanti auguri a chi crederà sul serio che l’orgasmo che l’agiterà - l’ansia di essere presente, di non mancare al rito, di non essere pari al suo dovere di consumatore - sia segno di festa e di gioia!
Gli auguri veri voglio farli a quelli che sono in carcere, qualunque cosa abbiano fatto (eccettuati i soliti fascisti, quei pochi che ci sono); è vero che ci sono in libertà tanti disgraziati cioè tanti che hanno bisogno di auguri veri tutto l’anno (tutti noi, in fondo, perché siamo proprio delle povere creature brancolanti, con tutta la nostra sicurezza e il nostro sorriso presuntuoso).
Ma scelgo i carcerati per ragioni polemiche, oltre che per una certa simpatia naturale dovuta al fatto che, sapendolo o non sapendolo, volendolo o non volendolo, essi restano gli unici veri contestatori della società. Sono tutti appartenenti alla classe dominata, e i loro giudici sono tutti appartenenti alla classe dominante».
[da Pier Paolo Pasolini. Saggi sulla politica e sulla società, a cura di Walter Siti e Silvia De Laude, Mondadori, Milano 1999]
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Ultimo aggiornamento ( mercoledì 20 gennaio 2010 )
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Gianguerino, Piero, Brenda y los otros |
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Scritto da Andrea Meccia
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sabato 19 dicembre 2009 |
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Articolo pubblicato il 18 dicembre 2009 su SOY, supplemento del quotidiano argentino Página12
http://www.pagina12.com.ar/diario/suplementos/soy/index.html
Por Andrea Meccia
Roma - Un político pescado in fraganti, una
transexual asesinada, otra desaparecida y un proxeneta muerto de
sobredosis. Disfrazado de escándalo político-pasional, un misterio
mafioso y transfóbico recorre las calles romanas. La verdad, mientras
tanto, duerme segura, aunque la guardia se descuide a veces y deje
pasar uno que otro trompazo en la cara del Poder.
Gianguerino
Cafasso era proxeneta y dealer de muchas transexuales en Roma. El 12 de
septiembre del 2009 toma heroína purísima en un hotel en la Via
Salaria, zona de prostitución las 24 horas, y muere. Un juez ahora
postula que alguien lo mató. Brenda, transexual brasileña que trabajaba
para Cafasso, muere asfixiada por el humo del incendio de una casa
vecina. Encuentran su computadora flotando en la bañera. Los peritos
están tratando de recuperar el disco rígido, quién sabe. Eran las
primeras horas del 20 noviembre, el Día de Recuerdo para Transexuales y
Travestis, no un día cualquiera. “El verdadero nombre del transexual
Brenda era Wendell Mendes Paes, había nacido en Brasil el 28 de
noviembre de 1977: iba a cumplir 32 años la semana próxima.” Así
comienzan todas las notas que dan cuenta de uno de los mayores
misterios italianos de los últimos tiempos. Brenda no sólo murió luego
de que aparecieran unos videos suyos teniendo sexo con un político
clave de la oposición a Berlusconi sino que en todos los artículos y
programas de televisión pierde su identidad y se la llama por “su
nombre verdadero”. Era Brendona para los clientes y le gustaba el
whisky Ballantines, pero ahora, sin el menor pudor, cada vez que los
periodistas entrevistan a sus amigas transexuales, a quienes les hablan
en femenino, preguntan por Wendell Mendes, el brasileño. Como si la
muerte violenta diera vía libre a la intolerancia disfrazada de
corrección, de neutralidad. Oh casualidad, muere a los 32 años, el
tiempo vital que las estadísticas les deparan a las travestis latinas.
Michelle, otra transexual, amiga y colega de Brenda, ha desaparecido.
Dicen que se fue de viaje. El punto que conecta a Cafasso, Brenda y
Michelle es el último misterio italiano, disfrazado de escándalo
político-sexual. Ocurre que Cafasso estaba implicado en el chantaje al
político Piero Marrazzo, del Partito Democrata.
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Ultimo aggiornamento ( sabato 19 dicembre 2009 )
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Scritto da Walter Bianchi
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giovedì 03 dicembre 2009 |
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Ho letto questa lettera sulle pagine del settimanale "Internazionale" e ne sono rimasto fortemente colpito condividendone a pieno il messaggio. Oggi più che mai credo che si senta la mancanza dei vecchi maestri e Pasolini è stato senza dubbio uno dei migliori che abbia potuto esprimere la cultura italiana. Rinnovo pubblicamente i miei complimenti alla signora Sarah Zuhra Lukanic per aver formulato in maniera tanto lucida e acuta il pensiero di molti pasoliniani.
di Sarah Zuhra Lukanic (scrittrice nata in Croazia nel 1960.Vive a Roma dal 1987).
Caro Pier Paolo,
se la nostra Italietta fosse una malata di depressione, la curerei con amore. Il malessere degli italiani è seguito anche all’estero. Ma noi ci perdiamo a guardare la scatola chiamata televisione, mentre il nostro paese si sbriciola come una torta.
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Ultimo aggiornamento ( giovedì 03 dicembre 2009 )
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Manifesto degli stati generali dell'antimafia |
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Scritto da Walter Bianchi
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mercoledì 11 novembre 2009 |
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Il 23 , 24 e 25 Ottobre l'Associazione Pasolini ha partecipato a Contromafie 2009: II^ EDIZIONE DEGLI STATI GENERALI DELL'ANTIMAFIA.
L'evento è stato organizzato da Libera, che ne dà una breve descrizione delineando obiettivi e finalità:
"CONTROMAFIE è un percorso di impegno culturale e sociale, uno strumento di lavoro che LIBERA propone periodicamente per offrire progettualità e contenuti all'associazionismo che si occupa di lotta alle mafie e che si batte per legalità e giustizia sociale; ulteriore obiettivo è la verifica degli esiti del confronto avviato con le istituzioni, con la politica e altri soggetti, a partire da quanto contenuto nel Manifesto finale di ogni edizione. Il messaggio degli Stati generali è duplice, ovviamente negativo (contro le mafie) ma soprattutto positivo (per i diritti della Costituzione): è necessario "essere contro" tutte le mafie e la corruzione, le illegalità e i soprusi, ma è più importante "essere per" costruire percorsi e spazi di libertà, cittadinanza, informazione, legalità, giustizia, solidarietà."
Al termine di 3 giorni di intense attività, durante i quali si è registrata una massiccia partecipazione dei ragazzi a dimostrazione di quanto la nuova generazione sia attenta e sensibile riguardo i temi di legalità e giustizia, è stato sottoscritto il seguente impegno:
Manifesto degli stati generali dell'antimafia
Per un mondo liberato dalle mafie
Noi sottoscritti cittadini e cittadine, uomini e donne di ogni età, ci assumiamo la responsabilità di:
affermare nella nostra vita quotidiana i valori della pace, della solidarietà, dei diritti umani, della legalità democratica e della convivenza civile, contro ogni forma di violenza, d’illegalità, di negazione della dignità della persona;
promuovere e partecipare a tutte le iniziative, i progetti, le attività necessarie per liberare il mondo dalle mafie;
fare vivere la memoria delle vittime di mafia come testimonianza di un mondo giusto, consapevole, coraggioso e responsabile;
Ci impegniamo a:
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Ultimo aggiornamento ( mercoledì 11 novembre 2009 )
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GIORGIO BOCCA INTERVIENE SULLA MAFIA |
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Scritto da FAUSTO COLELLA
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mercoledì 11 novembre 2009 |
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di Giorgio Bocca – 5 novembre 2009
Sono stato additato come nemico della patria per aver scritto che tra Stato e criminalità organizzata si sono create zone di tolleranza se non di coesistenza. Ma ho solo cercato di capire cosa stava accadendo in Italia.
Mi è capitato di recente di incorrere nelle ire e nei sarcasmi della maggioranza di destra al potere per aver scritto che fra lo Stato e la criminalità organizzata delle mafie si erano create, di fatto, zone di tolleranza se non di coesistenza. E la stampa della maggioranza scrisse che ero un nemico della patria o vittima del sonno della ragione, cioè uno che delirava. Il più educato, Fabrizio Cicchitto, disse che: “Da saggista che era, Bocca si è trasformato in romanziere, inventa collusioni fra la mafia e lo Stato”. Ma romanziere non lo sono mai stato, ho solo cercato di capire che cosa stesse accadendo in questa strana società che è l’italiana.
Cominciai nell’anno Settanta con un’inchiesta sulla mafia dei giardini, cioè sul rifornimento idrico della campagna palermitana controllata dalla mafia. Andai per prima cosa alla caserma dei carabinieri e incontrai l’allora maggiore Carlo Alberto Dalla Chiesa, uomo serio, concreto ma non privo d’ironia. Mi disse: “Ma davvero vuole sapere cosa è la mafia dei giardini? Ma crede davvero che ci sia la mafia?”. Lui sapeva benissimo che la mafia c’era, e prevedeva persino che dalla mafia sarebbe stato ucciso, voleva solo mettermi in guardia dalla grande menzogna del potere in Italia che da sempre nasconde i suoi rapporti con la criminalità organizzata dicendo che non esistono. La stessa cosa, in linguaggio mafioso, la diceva in quei giorni il boss Gerlando Alberti al giudice che lo interrogava: “La mafia? Ma cosa è questa mafia di cui lei mi parla, una marca di formaggio?”.
Quando Totò Riina, il boss dei boss, venne arrestato, mi chiesi, come tutti in Italia, come mai avesse potuto abitare con la famiglia e dirigere l’Onorata Società stando in una villetta di Palermo. E quando seppi che sua moglie aveva partorito due volte nel maggiore ospedale di Palermo chiesi sul giornale come mai il primario non sapesse chi era, dato che a Palermo e a Corleone lo sapevano tutti. Per risposta mi arrivò una telefonata di un medico dell’ospedale con minaccia di morte. Mi chiesi anche in quei tempi lontani perché mai la riserva di caccia di Michele Greco, grande boss mafioso a Bagheria, fosse frequentata da poliziotti e funzionari dello Stato, e poi in quasi mezzo secolo di giornalismo le molte altre domande senza risposta, non solo su Andreotti amico e protettore di Salvo Lima, un amico degli amici, ma anche sui socialisti e liberali e persino i radicali che avevano cercato e gradito i voti della mafia sino a recenti elezioni regionali, dove in 61 circoscrizioni su 61 hanno vinto gli amici dei mafiosi, come il 30 per cento degli eletti nel consiglio regionale.
Insomma, cercai di capire, di raccontare che la mafia non era una brutta favola inventata dai cattivi nordisti, ma un’organizzazione con un giro d’affari ogni anno di 100 mila miliardi di vecchie lire, oggi più che triplicato se si aggiungono i buoni affari della ‘ndrangheta e della camorra. Senza aggiungere che oggi non è più necessario, come facevo io con la mia Topolino Fiat, scendere da Milano a Palermo, Calabria compresa quando non c’era ancora l’autostrada, basta andare in un sobborgo milanese, nord o sud Milano non fa differenza, o nei ristoranti con specialità di pesce per trovare i capi e i picciotti che minacciano, ricattano e uccidono. E speriamo che nessuno riproponga una bella inchiesta parlamentare sulla mafia. Ce n’è già stata una e Leonardo Sciascia che era un intenditore scrisse: “La mafia si è permessa una commissione parlamentare d’inchiesta”, per dire che era destinata al fallimento in un paese dove la mafia è complice se non padrona.
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