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Propongo alcuni riflessioni di P.P.P circa un tema che sempre più sta diventando una piaga della società italiana che sembra essere quasi assente, sorda e cieca dinanzi a un fenomeno che non è più in divenire ma che è fortemente radicato nelle sensibilità e nelle menti di troppi: il razzismo.
"L'odio razziale fa parte di un fondo sociale che una persona dotata dell'uso della ragione stenta a credere realmente esistente.
In questo momento storico, mi sembra che l'odio che prova un borghese verso un contadino:ossia l'odio che prova un uomo integrato in un tipo di civiltà moderna e cittadina, contro un uomo che rappresenta un tipo precedente di civiltà, che ancora minaccia la presenza dell'attuale: dimostrando fisicamente che un regresso è sempre possibile(socialmente).Ecco perchè si odiano razzialmente i negri, in quanto poveri, e i poveri, in quanto, inevitabilmente, diversi di pelle, essendo addetti ad antichi la lavori che comportano necessariamente l'aria aperta e il sole(l'effetto del sole sulla pelle sembra avere un valore decisivo nell'odio razziale di chi vive in case civili, e se lavora in campagna, lo fa da padrone, o industrialmente).
Negri,sudeuropei,banditi sardi,arabi, andalusi, ecc...:hanno tutti in comune la colpa di avere i visi bruciati dal sole contadino, dal sole delle epoche antiche"
"Il razzismo è un odio di classe inconscio. Si confronti il razzismo americano: esso è stato appunto, fino a oggi e ancora oggi, un odio di classe inconscio. Ma dal momento che i negri hanno incominciato a lottare a da vare consapevolezza di sé come classe povera, l'odio razzistico, oscuro e indecifrabile, di sta trasformando in un chiarissimo e decifrabilissimo odio di classe. L'odio cioè che un borghese italiano prova per un comunista, non per un «terrone» o un carcerato"
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